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Marco Travaglio : le notizie censurate dalla stampa sullo scontro tra procure

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27 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti | , , | Lascia un commento

MAMMA DICE CHE POSSO

26 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti | Lascia un commento

STATO D’ ALLARME NELL’ EDILIZIA SCOLASTICA A DOLO

IDV DENUNCIA: STATO D’ ALLARME NELL’ EDILIZIA SCOLASTICA A DOLO

 

Incredibile! L’amministrazione comunale di Dolo non rispetta le norme di edificabilità anche per il nuovo complesso scolastico.

Come si evince dal Verbale di deliberazione del Consiglio Comunale n. 46 del 19.07.2007 nella Riviera del Brenta tutto pare aggirabile: “Rilevato che parti delle opere previste non rispettano la distanza minima tra corpi di fabbrica prevista dall’articolo 35 del vigente regolamento edilizio “Caratteristiche edilizie di cortili, patii, lastrici solari e cavedi” secondo cui (comma 2): “La distanza tra corpi di fabbrica dello stesso edificio, limitatamente alla parte sovrapponibile, non deve essere inferiore all’altezza del corpo di fabbrica più alto, con un minimo di mt. 10,00, qualora le finestre riguardino locali abitabili, e a mt. 5,00 in ogni altro caso. Il distacco non viene computato nelle rientranze degli edifici qualora il rapporto tra profondità e larghezza sia inferiore a un terzo.”

Carta canta! Ma gli amministratori comunali non sembrano curarsi della gravità di simili provvedimenti e, confidando nel disinteresse generale, tirano dritti per la propria strada.

 

E’ quindi dovere dell’ IDV denunciare che l’ ITCS Lazzari, Istituto fucina del sapere nella Riviera del Brenta, viene abbandonato a se stesso-

L’istituto infatti ha dei problemi gravissimi quali:

– l’ amianto mai bonificato nelle intercapedini di muri in carton-gesso,

– la pioggia che entra nelle aule e nei corridoi rendendo l’ Istituto un acquitrino,

– problemi di riscaldamento e, la mancanza di spazi di incontro ove confrontarsi,

– problemi ai servizi igienici e agli impianti elettrici.

Nel frattempo però vengono sperperati sei milioni di euro per la sistemazione degli uffici del Liceo Scientifico e dell’ Istituto Musatti.

Anche in questa occasione ci rendiamo conto che i Nostri consiglieri comunali di destra e di sinistra, che all’ unanimità hanno votano quest’ opera non prioritaria, hanno più interesse a fornire uffici nuovi ai dipendenti amministrativi che garantire la sicurezza e la salute di coloro che in quelle scuole vivono: GLI STUDENTI.

 

 scuole1

Per la cronaca il progetto prevede 2000 mq di edifici nuovi tra i quali si annoverano: Otto nuove aule, uffici, archivio, sala insegnanti, una nuova aula magna.

Tutti edifici a disposizione unicamente del liceo Galilei, mentre per il Musatti solo laboratori, cucine e sale dimostrative.

Di fatto però delle otto aule messe a disposizione solo 3 sono nuove aule mentre le altre 5 verranno destinate ad uffici amministrativi: pertanto delle otto aule previste soltanto 3 sono destinate all’ incremento della popolazione scolastica in costante aumento, senza considerare che l’ aula di disegno dovrà essere gestita ancora nei prefabbricati o all’ interno dell’ ITCS Lazzari.

 

L’Italia dei Valori della Riviera Brenta non si spiega come sia possibile che nell’ edificio retrostante il polo scolastico, denominato “Veneto city”, il costo per l’opera sia previsto in circa 1500,00 mq (edilizia privata commerciale), mentre per il polo scolastico il costo lieviti a 3000,00 euro mq per l’edilizia pubblica.

 

In un periodo storico di recessione economica il denaro pubblico non può, e non deve essere sperperato!!! Pertanto l’Italia dei Valori propone:

 

– in primo luogo la sistemazione delle strade di accesso al polo scolastico che allo stato rappresenta un’ incubo per quanti la percorrono in auto ed un pericolo di vita altissimo per studenti , insegnati e personale che accedono al polo scolastico.

– in secondo luogo i prefabbricati acquistati col denaro del contribuente devono essere riutilizzati per dare posto ad archivi, alle associazioni anche di categoria, e adibiti a luogo di aggregazione per i giovani, come potrebbe essere un centro studi o per il potenziamento della biblioteca.

– infine il comune deve farsi carico, almeno nel periodo d’istruzione obbligatoria, dei libri di testo per gli studenti con reddito familiare lordo inferiore ai 45000,00 euro; l’Italia dei Valori ritiene del tutto inutile una ulteriore aula magna, in quanto nei poli scolastici sono già attualmente presenti 2 aule magne con capienza tale da renderne una terza inutilizzata; il denaro previsto per questa aula inutile può essere diversamente impiegato per creare nei poli scolastici una rete Wi-Fi interamente gratuita ed utilizzabile da tutti, e per creare quelle ulteriori strutture scolastiche (quali un campetto da calcio, un campetto da tennis ecc…) necessarie per lo svolgimento dei programmi scolastici.

Italia Dei Valori Riviera Del Brenta.

25 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti, DOLO, POLITICA NAZIONALE | , , , , | Lascia un commento

Vergogna amministratori di Dolo, voto: 2

COMUNICATO STAMPA DEL 16/01/2009

IDV: LA RIVIERA DEL BRENTA E’ IN PERICOLO
Vergogna, la sordità dell’ amministrazione comunale dolese non ha rivali

La sordità dell’ amministrazione comunale dolese non ha rivali.
A nulla sono servite le contrarietà più volte espresse dalle rappresentanze politiche di tutta la sinistra della Riviera del Brenta e dei movimenti cittadini che non vogliono quest’ opera, che invece a quanto apprendiamo verrà inserita nel Piano di Intervento di Dolo come confermato dal Vicesindaco Adriano Spolaore.
Ancora una volta questa Oligarchia auto referenziata dolese arrogantemente tradisce il suo mandato con gli elettori continuando a mentire loro sostenendo che, non si sa cosa ci sia dentro al “Progetto Veneto City”.

1 FALSO, come dichiarato dal promotore dell’iniziativa Bepi Stefanel il 24/02/06 sono previste in progetto:
Una Torre telematica alta 150 metri, con ristorante panoramico all’ultimo piano (sarà un Guinnes dei Primati dato che la più alta in Italia è di 129 metri, la “Torre Telecom Italia di Napoli”).
Un centro fitness da 10.000mq, piscine, cinema multisala, outlet, negozi, showroom e
Alberghi.
Insomma Porta Ovest sarà un enorme centro commerciale, grande circa 10 volte l’IKEA.

2 Sicuramente il tutto non sarà a favore dei commercianti locali, provate a pensare cosa resterà dei negozi di abbigliamento del centro, e di tutta la Riviera, quando verrà inaugurato questo Ecomostro.

3 Della salute e della vivibilità del paese gli amministratori locali fanno come Ponzio Pilato fece con Gesù Cristo: “SE NE LAVANO LE MANI”
Il giro d’affari previsto è quello portato da 70.000 autoveicoli per giorno che paralizzeranno le nostre strade che risultano già fortemente intasate.
Neppure il previsto progetto della camionabile riuscirà a sgravare il traffico, infatti si è calcolato che quest’ ultima opera potrà al massimo ridurre del 15% l’ attuale traffico sulle strade locali, e le promesse di una migliore viabilità altro non sono che l’ ennesima promessa mai mantenuta per permettere alla società autostrade di sventrare il Ns territorio

4 Gli scarichi intossicheranno i nostri figli così, probabilmente, nella nostra Dolo apriranno il più grosso centro oncologico pediatrico d’Italia, naturalmente privato, in quanto la regione veneto è intenzionata ad avere solo poli sanitari “Di Area Vasta” pertanto anche l’ospedale di Dolo potrebbe essere in pericolo.
Del resto, un opera del valore complessivo di 1 miliardo di euro dovrà pur prevedere un rientro economico. A favore di chi?

L’ Italia dei valori della Riviera del Brenta è sbalordita da tutto questo ed ancora una volta rinnova la sua contrarietà a simili interventi speculativi, così come rinnoviamo la contrarietà al comportamento tenuto dagli amministratori locali che, dovrebbero tutelare l’interesse di tutti i cittadini, invece sfruttano la loro posizione a favore dei grandi speculatori nazionali e internazionali, alla faccia degli elettori di sinistra che li hanno votati.

Idv Riviera del Brenta.

25 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti, DOLO | , | Lascia un commento

DENTRO VENETO CITY

VENERDÌ, 24 FEBBRAIO 2006

La Nuova venezia

Pagina 13 – Economia

Intervista a Bepi Stefanel, uno dei promotori della più grande operazione immobiliare programmata a Nordest

Veneto City «E’ il segno del riscatto»

«Per risanare le ferite dell’industralizzazione»

PAOLO POSSAMAI

TREVISO. Bepi Stefanel ha un sogno. Vale un miliardo di euro (per difetto). L’industriale che ha prestato il suo nome a una dei marchi più celebri dell’abbigliamento casual è fra i motori dell’operazione Veneto City. Parliamo della più grande partita immobiliare programmata a Nordest, affacciata al punto di connessione fra A4 e Passante di Mestre. «Ma non è affatto una speculazione -dice Stefanel – voglio fare qualcosa per il Veneto, non contro il Veneto. E’ un sogno che coltivo da qualche anno, è il segno che voglio lasciare di me a questa terra da cui ho avuto tanto».

Ma che senso, che obiettivi ha Veneto City?

«Veneto City è il simbolo della fase due dello sviluppo del Nordest. Da terra agricola nell’arco di pochi anni siamo diventati area a fortissima vocazione industriale, macellando però il territorio. Veneto City può essere un risarcimento, un modo nuovo di edificare, di progettare sviluppo. Veneto City vuole essere il segno del riscatto contro il declino economico incombente».

Ma quel che lei chiama simbolo di riscatto non è pur esso una mega operazione immobiliare, nuovo consumo di territorio?

«Noi abbiamo commesso un errore, abbiamo comunicato poco il nostro disegno. E quindi i nostri critici non hanno guardato la luna, hanno osservato il dito che mostra la luna. Faccio notare che la nostra ipotesi di urbanizzazione riguarda uno snodo strategico, baricentrico del Veneto, magnificamente servito dalla maglia autostradale e ferroviaria, a breve distanza dal porto di Venezia e dall’interporto di Padova, dall’aeroporto Marco Polo, dalla città più bella del mondo. La nostra area è delimitata dall’autostrada A4 e dalla ferrovia Milano-Venezia. Abbiamo previsto di razionalizzare la viabilità e siamo interessati a costruire a nostre spese una stazione per la metropolitana regionale. In pratica la fermata Sfmr di Dolo-Mirano sarà arretrata di un chilometro rispetto all’ubicazione attuale e collegata a Veneto City tramite un tapis roulant, il tutto con una spesa stimata in 80 milioni di euro».

Oltre alle parole diciamo anche qualche numero. Il vostro progetto prevede 2 milioni di metri cubi su 600mila metri quadrati.

«Chi vede in queste cifre il sigillo di una speculazione sbaglia di grosso. Non vogliamo affatto costruire i soliti orridi capannoni industriali. Il nostro progetto sarà realizzato invece con il contributo dei più grandi architetti a livello internazionale. Vogliamo che i singoli edifici esprimano la massima qualità. Anche in questo sta la nostra sfida».

E quanto alle destinazioni d’uso del complesso?

«Qui sta il resto della sfida. Pensiamo a un sistema stellare, all’interno del quale il pianeta principale sarà il centro servizi per le imprese venete, che sarà specchio di tutto il made in Veneto, dedicato a ricerca e innovazione, marketing, analisi di nuovi mercati. Penso a uno show-room capace di mettere in mostra tutto il meglio della produzione veneta. Che senso ha che ogni paesetto preveda il suo showroom, con le scarpe in Riviera e lo sport-system a Montebelluna? Occorre fare massa critica. Prevediamo poi anche un formidabile centro congressi. Fra i vari satelliti rientrano anche edifici destinati alle istituzioni come Regione, Comuni, Provincia, e poi spazi per le associazioni di categoria, centri per l’artigianato, per la didattica. Ci sarà un centro direzionale e finanziario. Ristorazione e ricettività, con alberghi fino a mille posti letto. Ci sarà una piastra di negozi, ma anche spazi per il tempo libero e il fitness, cinema, teatro, piscine. Se Richard Branson mi chiede 10mila metri quadrati per fare un centro fitness come quello splendido che ha fatto alla Bicocca a Milano, perché devo essere così sprovveduto da non poter accogliere questa idea? Il perno del complesso sarà dato da una torre telematica alta 150 metri, con ristorante panoramico all’ultimo piano, dedicata alle compagnie telefoniche. Riteniamo che il polo di Veneto City attrarrà e gestirà 10mila posti di lavoro qualificato. Contiamo molto che il progetto sia ben compreso dal sistema universitario, poiché Veneto City con i suoi laboratori e la sua capacità di interazione con l’apparato industriale nordestino ha bisogno di ricercatori di livello. I nostri migliori cervelli devono poter restare a lavorare qui».

Che tempi prevedete per realizzare l’intervento?

«La Conferenza dei servizi dovrebbe essere in grado di approvare l’opera entro fine anno, anche perché i lavori del Passante e della Sfmr, con i quali ci dobbiamo coordinare, stanno proseguendo. Dopo di che ci vorranno circa 3 anni anni per costruire un polo che non ha eguali in Italia e che può essere davvero uno spartiacque storico. E’ la prima volta che un gruppo di privati ha una grande idea e si apre alle istituzioni, alle categorie economiche, ai veneti di buona volontà, per realizzare un’opera di fondamentale importanza per tutta la regione. Con umiltà e con trasparenza».

E se il vostro disegno non fosse accolto?

«Gran parte dei 600 mila metri quadrati da noi considerati hanno già attualmente destinazione industriale. Abbiamo insistenti richieste di grandi aziende di logistica che ci chiedono spazi. Sono convinto che di capannoni il Veneto ne abbia fin troppi, ma se non ci sarà consentito di fare altro che cappanoni non potremo esimerci da mettere a reddito il nostro investimento. Bilbao era nulla prima che Frank Gehry vi progettasse il Guggenheim Museum, che attira un milione di visitatori all’anno. Londra ha avuto il coraggio di recuperare i docks, Parigi ha volato alto con la Défense e la Villette. Possibile che qui non sia possibile fare altro che informi scatoloni di cemento armato? Non mi interessa nulla fare 10mila metri quadrati in meno, mi preme fare una cosa bella e valida per il Veneto del futuro. Ma i conti devono tornare, ovviamente, perché non sono un filantropo».

Pensa che Veneto City ci sarà anche un outlet?

«Stiamo valutando anche questa possibilità, come d’altronde tante altre».

 Ma questa operazione, per la mole degli investimenti e per la sua capacità attrattiva, non rischia di svuotare il commercio nei centri urbani e le attività di punta nelle zone industriali vicine? Che ne sarà dello sviluppo della cittadella prevista attorno all’aeroporto Marco Polo? E che ne sarà del recupero di Marghera?

«Veneto City non è in conflitto con niente, perché è una cosa diversa da quel che c’è. Al contrario, rappresenta una grande opportunità. Marco Polo City sarà poco più di un centro congressi con annessi servizi alberghieri. Credo che il nostro progetto possa favorire anche una trasformazione di Marghera, che abbisognerà di tempi lunghi di bonifica e di un disegno chiaro, di cui dovranno farsi carico soprattutto le istituzioni. Marghera troverà comunque un suo destino. Perché non potrebbe accogliere, per esempio, una mega darsena per yacht, per il turismo di lusso che vuole venire a Venezia via mare? C’è bisogno del contributo di tutti e di un coordinamento, di una cabina di regia per pensare al Veneto che sarà fra 20 anni. Un piano ambizioso ma necessario, se vogliamo evitare il declino. I miei compagni di viaggio e io lanciamo la sfida».

Chi sono i suoi soci in questa impresa? E quando e come nasce l’idea di Veneto City?

«Accanto a me ci sono Fabio Biasuzzi, Luigi Endrizzi, Giancarlo Selci e Olindro Andrighetti. Endrizzi e io abbiamo un po’ dei terreni in questione ormai da quasi dieci anni, in una zona a destinazione industriale. Se volessimo, potremmo già costruire 120 mila metri quadrati di capannoni. Per questo dico che non c’è speculazione, e i costi delle opere di interesse generale che faremo superano di gran lunga l’incremento di valore derivante dalle variazioni urbanistiche richieste».

Qual è l’estensione dei terreni in vostro possesso?

«Oggi disponiamo di 450mila metri quadrati, di cui 250mila già oggi edificabili a destinazione commerciale, industriale, direzionale. Siamo in trattativa per ulteriori 150mila metri quadrati».

Quanto avete investito finora e quanto vale Veneto City nel suo complesso?

«I terreni ci sono costati attorno a 30 milioni di euro, saremo bravi se alla fine avremo investito meno di un miliardo». 

Ma come è pensabile che un’operazione di questa portata sia rimasta carsica per tanti anni?

«Il vostro giornale, con l’inchiesta condotta da Renzo Mazzaro in particolare, ha fatto un eccellente lavoro di approfondimento. Noi siamo stati troppo concentrati sui progetti, meno sulla divulgazione. Ma recuperemo. Faremo convegni, pubblicazioni, un sito internet dedicato». 

Vi sono attribuite coperture politiche a destra e a sinistra.

«Lo so. Ma il governatore Galan e i Ds non hanno benedetto in alcun modo Veneto City. Scontiamo un sospetto immotivato».

22 gennaio 2009 Posted by | 1, Alberto Monetti, DOLO, STRA, VIGONOVO | , , , | Lascia un commento

IL PERICOLOSO PRECEDENTE VS. MAGISTRATURA

 

Travaglio: DIECI PICCOLI INDIANI

TRATTO DA :http://www.beppegrillo.it/

Testo:

“Buongiorno a tutti.
Mi dispiace, ma devo ancora parlarvi del cosiddetto caso Salerno-Catanzaro perché ci sono delle clamorose novità e, visto che sono clamorose, voi non le avete sapute.
Dove altro le potete trovare se non nella rubrica “Passaparola”?
Proprio per questo è nata la nostra rubrica, quindi anche oggi parliamo di una notizia molto importante che è a disposizione delle redazioni dei giornali e delle agenzie da venerdì sera e che non è stata riportata da nessun quotidiano italiano.
Ricorderete l’ultimo episodio, l’ultimo anello di una lunga catena iniziata un anno e mezzo fa con l’esproprio e le avocazioni delle due principali inchieste di Luigi De Magistris.
L’ultimo atto è che, la settimana scorsa, il ministro Alfano – il cosiddetto ministro della Giustizia Alfano – ha sparato fuori i capi di incolpazione contro il procuratore capo di Salerno, Luigi Apicella, e contro i suoi due sostituti, Gabriella Nuzi e Dionigio Verasani, che hanno il torto di essere titolari dell’indagine nata dalle denunce di De Magistris che ha portato, a metà dicembre, al provvedimento di sequestro e perquisizione per acquisire a Catanzaro le carte dell’inchiesta Why Not, che la procura di Catanzaro non consegnava da mesi e mesi, nonostante le richieste della procura di Salerno.

Alfano chiede di cacciare il capo della procura di Salerno

Il ministro Alfano ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di cacciare dalla magistratura – non di spostare in un altro ufficio, proprio di cacciare dalla magistratura – il procuratore capo di Salerno.
E’ la sanzione più grave che si possa immaginare, di solito la si dovrebbe dare ai magistrati che hanno rapporti con la mafia, o che rubano, o che si vendono le sentenze.
Bene, questo signore non ha avuto rapporti con la mafia, non si è venduto nessuna sentenza. E’ un anziano magistrato che all’improvviso è balzato agli onori delle cronache semplicemente per aver lasciato lavorare i suoi sostituti su un’indagine che, evidentemente, gli pareva ben fatta e fondata.
E’ colpevole di non avere bloccato i suoi sostituti e di avere coperto e avallato le loro decisioni.

Il ministro lo vuole far cacciare dal Consiglio Superiore della Magistratura, via, fuori dalla magistratura, e in più ha chiesto al CSM di levargli lo stipendio subito.
Di privarlo immediatamente dello stipendio. Manca soltanto il plotone di esecuzione per la fucilazione
.
Invece, bontà sua, il ministro chiede di trasferire a un’altra sede i due magistrati che hanno materialmente condotto l’inchiesta, e cioè Verasani e Nuzzi.
Nel motivare questa gravissima sanzione per l’incompatibilità ambientale di questi due magistrati, il ministro scrive, sulla base dei rapporti dei suoi ispettori, che Apicella e i sostituti Nuzzi e Verasani si sono macchiati di “assoluta spregiudicatezza, mancanza di equilibrio e atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi che sono stati a lui avocati” e sottratti.
I giornali hanno registrato – Poi vi dirò qual è la notizia che non vi è stata data – con ampio risalto queste motivazioni del ministro Alfano con una tecnica che nelle democrazie non viene mai impiegata: quella dell’ipse dixit.
Visto che il ministro dice che questi magistrati sono dei farabutti, noi prendiamo atto che questi magistrati sono dei farabutti.
Non c’è di fianco alla notizia un commento per dire “sarà poi vero che questi magistrati sono dei farabutti?”.
Può il ministro della giustizia scrivere quello che ha scritto? E’ mai successo che un ministro della giustizia scrivesse quello che ha scritto il ministro Alfano?
Se si fossero posti queste domande, cioè se i giornali svolgessero ancora la funzione critica per la quale sono nati e per la quale esistono – altrimenti non ce ne sarebbe bisogno, basterebbero i comunicati stampa del governo e dell’opposizione, non servirebbero i giornali – avrebbero scoperto che non esiste nella storia dell’Italia unita, né repubblicana né monarchica, una così grave lesione del principio dell’autonomia e indipendenza della magistratura.
Io non sono fra quelli che pensano che i magistrati debbano essere intoccabili e non debbano pagare per i loro errori, infatti il CSM punisce molti magistrati, non abbastanza ma molti magistrati, e altri si dimettono poco prima di essere puniti.
E non esiste un ordine professionale che abbia un così alto numero di punizioni per le violazioni deontologiche dei propri membri: non quello degli avvocati, non quello dei medici, non quello dei giornalisti, figuriamoci.
Qui non si tratta, però, di violazioni deontologiche o professionali: qui lo scrive il ministro.
I magistrati di Salerno devono essere cacciati – il capo dalla magistratura, i sostituti da Salerno – perché hanno compiuto “atti abnormi nell’ottica di una acritica difesa del PM De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
Cosa sta facendo il ministro? Una cosa che non si può fare in nessuna democrazia dove viga la divisione dei poteri: sta sindacando il contenuto, il merito, di un provvedimento giudiziario.
Lo può fare il ministro? Assolutamente no!
Pensate, se passasse questo precedente vorrebbe dire che in futuro, ogni volta che un giudice fa una sentenza che non piace al governo, ogni volta che un Pubblico Ministero fa un’ipotesi investigativa che non piace al governo, quel giudice viene mandato via o viene trascinato davanti al Consiglio Superiore a discolparsi per avere scritto una cosa che non piace al governo.
Sono infallibili i giudici nelle cose che scrivono? Assolutamente no, infatti in Italia esistono una serie di appelli, di ricorsi, per andare a sindacare nel merito delle cose scritte dai giudici.
Non ti piace quello che hanno scritto i magistrati di Salerno nel provvedimento di perquisizione e sequestro per andare a prendere le carte al Tribunale di Catanzaro? Benissimo, i magistrati di Catanzaro, se non gradiscono quello che hanno scritto i loro colleghi di Salerno, competenti a indagare su Catanzaro, si rivolgeranno al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere che annulli quel decreto di perquisizione e sequestro.
Se poi ritengono, l’abbiamo già detto ma è bene ripeterlo, che i colleghi di Salerno abbiano commesso dei reati in quella vicenda, faranno un esposto o una denuncia alla procura competente per giudicare i magistrati di Salerno, cioè Napoli.
Se poi ritengono che i magistrati di Salerno abbiano commesso delle colpe deontologiche, si rivolgeranno all’ispettorato del ministero o alla procura generale della Cassazione che sono titolari dell’azione disciplinare.
E se ritengono che i magistrati di Salerno abbiano delle incompatibilità con la città di Salerno, perché hanno delle parentele con qualcuno che non è il caso avere in quella città, verranno ovviamente giudicati per incompatibilità ambientale e spostati.

Un pericoloso precedente

Ma qui stiamo parlando di altro, stiamo parlando del fatto che quello che è stato scritto nel decreto di perquisizione e sequestro della procura di Salerno non piace al ministro, e il ministro, per questa ragione, chiede di spostare i magistrati.
Voi vi rendete conto che siamo di fronte a un pericolosissimo precedente: pericolosissimo tanto più in quanto nessuno lo ha notato e nessuno lo ha denunciato.
Nel 2001, il Tribunale di Milano emise due ordinanze nei processi in cui si stavano giudicando Berlusconi e Previti per le famose corruzioni dei giudici Squillante, Metta, etc… i processi Mondadori, Sme, Imi-Sir… e stabilirono una certa interpretazione sulla legge delle rogatorie che di fatto la vanificava e stabilirono anche una certa interpretazione della sentenza della Corte Costituzionale che dichiarava nulle alcune udienze nelle quali Previti non aveva partecipato perché dichiarava di essere impegnato in Parlamento.
Quelle ordinanze interpretative emesse dal Tribunale di Milano furono denunciate in Parlamento da esponenti del centrodestra e alla fine, credo fosse il 5 o il 6 dicembre del 2001 ma lo trovate nel libro “Mani Sporche” dove abbiamo raccontato bene questa vicenda, il Senato votò una mozione che criticava, censurava queste ordinanze del Tribunale di Milano.
L’Associazione Magistrati, all’epoca un po’ più vigile e reattiva di quella attuale che ha l’encefalogramma piatto, si rese conto della gravità di quello che stava accadendo, perché era la prima volta nella storia repubblicana che il Senato metteva ai voti un provvedimento di un giudice.
La giunta dell’Associazione Magistrati si dimise all’istante, ricordando che la cosa era avvenuta un’altra sola volta nel 1924 dopo il delitto Matteotti e la svolta autoritaria di Mussolini.

Nemmeno durante il fascismo

Tenete presente che il fascismo non osò manomettere formalmente l’indipendenza della magistratura: il fascismo recepì i codici precedenti e aggiunse ai Tribunali ordinari il famigerato Tribunale Speciale per i delitti politici.
Istituì i delitti politici e li fece giudicare dal Tribunale speciale, ma per i delitti ordinari la giustizia continuò a fare il suo corso, anche se ovviamente il clima era tale per cui la giustizia divenne un capolavoro di conformismo, per compiacere.
Ma formalmente il fascismo non fece atti concreti per mettere le mani e impossessarsi della giustizia.
Oggi, quello che sta facendo Alfano – probabilmente non se ne rende nemmeno conto, stiamo parlando di uno che letteralmente non sa quello che fa – è pensare di poter sindacare il contenuto di un atto invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti.
Interviene lui e chiede di cacciare i magistrati perché hanno scritto nel provvedimento una cosa che non gli garba.

La differenza rispetto al 2001 è che stavolta il provvedimento è più grave perché entra non in una questione interpretativa ma in una di merito.
I magistrati di Salerno sono colpevoli di avere scoperto, nella loro indagine, che De Magistris aveva ragione.
Non so se mi spiego: Alfano scrive “atti abnormi – cioè il decreto di perquisizione e sequestro – nell’ottica di una acritica difesa del De Magistris con l’intento di ricelebrare i processi a lui avocati”.
Intanto questa frase contiene un falso clamoroso, macroscopico: non è vero, e chiunque lo vuole vedere lo trova sul nostro blog o quello di Carlo Vulpio.
L’ordinanza di perquisizione e sequestro di Salerno non contiene una acritica difesa di De Magistris: i magistrati hanno ascoltato più volte le denunce di De Magistris, il racconto di De Magistris, e poi hanno cominciato a interrogare un sacco di testimoni per vedere se De Magistris aveva ragione o torto.
E le parole di De Magistris sono state confermate da consulenti che sono stati allontanati, ma anche da magistrati in servizio in Calabria a cominciare dal Dott. Bruni, dal Dott. Mollace, da un giovane uditore giudiziario che fu immediatamente subornato e messo sotto controllo dal procuratore aggiunto dopo che era stata tolta l’inchiesta Why Not a De Magistris.
Ci sono decine di riscontri oggettivi fatti dalla polizia giudiziaria in questo documento: non è vero niente che i PM di Salerno hanno preso per oro colato quello che dice De Magistris in maniera acritica.
Ma sopratutto: non spetta al ministro stabilire se è giusto o non è giusto quello che hanno ipotizzato nella loro inchiesta i magistrati, sarebbe gravissimo se il vaglio delle inchieste fosse affidato al ministero della giustizia, cioè al governo, cioè alla maggioranza politica e non, invece, ai regolari gradi di giudizio.

Una notizia che avrete solo da Passaparola

Contro questo decreto di perquisizione e sequestro, l’unica cosa da fare per farlo dichiarare illegittimo, nullo, infondato, abnorme, macroscopico, spregiudicato, mancante di equilibrio, acritico era l’impugnazione del provvedimento davanti al Riesame.
Bene: arriviamo alla notizia che non avete letto e che non leggerete mai sulla stampa e sulla TV di regime.
Alcuni imputati, a cominciare dall’ex procuratore Lombardi, accusato di corruzione giudiziaria, dalla moglie dell’ex procuratore Lombardi e dal figlio, Pier Paolo Greco, che era socio di uno dei principali indagati dell’inchiesta Why Not, il senatore di Forza Italia Pittelli, ma anche Antonio Saladino, il famoso capo della Compagnia delle Opere in Calabria, faccendiere, trafficone, in rapporti con tutta la politica di tutti i colori, hanno fatto ricorso al Tribunale del Riesame di Salerno per chiedere l’annullamento del decreto di perquisizione.
Bene, venerdì sera intorno alle 22 il Tribunale del Riesame di Salerno ha respinto i ricorsi dei quattro indagati che vi ho appena enumerato e ha dichiarato dunque fondato, legittimo, impeccabile – adesso aspettiamo le motivazioni, naturalmente – il provvedimento.
Vi leggo il dispositivo, perché non l’avete letto da nessuna parte e non lo leggerete da nessuna parte:
Letti gli articoli del codice, il Tribunale del Riesame di Salerno rigetta le istanze di Riesame avverso il decreto di perquisizione e sequestro e conferma l’impugnato provvedimento. Condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali”.
Cioè hanno fatto perdere tempo alla giustizia, devono pagare.
Questo è l’unico luogo dove gli indagati potevano andare a lamentarsi di quello che hanno fatto i PM di Salerno.
Ci sono andati e il Tribunale del Riesame, in un clima pazzesco che dire ostile è dire poco, in un clima dove il Capo dello Stato, il Consiglio Superiore della Magistratura, il governo, l’opposizione, l’Associazione Nazionale Magistrati, tutta la stampa di destra e di sinistra, tutte le televisioni, dicono che Salerno ha torto e che a Salerno ci sono dei farabutti che vogliono dare ragione a quell’altro farabutto di De Magistris.
E che questi di Salerno hanno scritto un decreto di perquisizione troppo lungo – vi ricordate le polemiche sulle 1400 pagine? – e che hanno fatto denudare Tizio e Caio.
E che hanno infilato dei particolari attinenti la privacy di un magistrato della confraternita di CL Memores Domini.
Che insomma ne hanno combinate di tutti i colori e quindi vanno massacrati, puniti, cacciati, trasferiti, fucilati, garrotati.
Bene, si sono trovati ancora in questo Paese tre giudici del Riesame a Salerno che hanno valutato, estraniandosi dai condizionamenti pazzeschi che ci sono tutto intorno a loro, il provvedimento esaminato impeccabile e hanno respinto i ricorsi di chi aveva fatto appello al Riesame.
Questo che cosa significa? Significa intanto che hanno confermato i presupposti di legittimità di questo provvedimento, nel senso che evidentemente rispetta le forme, la casistica, i limiti previsti dalla legge in questi casi.
Ma naturalmente conferma anche il merito del decreto di sequestro e perquisizione perché evidentemente hanno trovato che i PM, quelli che devono essere fucilati, hanno motivato bene; hanno ipotizzato dei reati tipo la corruzione giudiziaria a Catanzaro che sono applicabili e configurabili ai danni degli indagati che sono stati perquisiti; hanno motivato le esigenze probatorie, cioè le necessità di andare a prendere quelle carte per dimostrare certe ipotesi accusatorie.
Insomma, detto molto chiaramente, hanno dato ragione alla procura di Salerno, la quale però viene trascinata davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per essere punita a causa di quello stesso provvedimento che il Tribunale del Riesame ha trovato impeccabile respingendo tutti i ricorsi.
Perché? Perché la politica, e nella politica ci mettiamo anche, purtroppo, i vertici dell’Associazione Magistrati sempre più sensibili alle sirene della politica, ha deciso che quel provvedimento non va bene perché da ragione a De Magistris.

De Magistris non può avere ragione

Uno dice: e se avesse ragione De Magistris? Ecco: De Magistris non può avere ragione.
E chiunque informi, non chiunque stia con De Magistris, chiunque informi o si occupi di De Magistris senza massacrarlo pregiudizialmente, deve essere cacciato.
Voi vedete che la storia di questo anno e mezzo, leggetevi i libri di Vulpio e di Massari sui casi della Calabria e della Lucania, è la storia dei “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.
Viene cacciato il Vescovo Bregantini perché denuncia certi malaffari tra politica e malavita.
Viene esautorato il Pubblico Ministero De Magistris, gli tolgono le inchieste, poi tolgono lui.
Poi tolgono i suoi consulenti, uno dopo l’altro.
Poi cacciano il Carabiniere, il capitano Zaccheo, che viene trasferito in Abruzzo.
Poi cacciano la Forleo che ha avuto il coraggio di andare in televisione a difendere De Magistris.
Poi il Corriere della Sera non fa più scrivere sul caso De Magistris Carlo Vulpio, che ci aveva dedicato pure un libro e che quindi qualcosa ne capiva.
Poi i magistrati di Salerno scoprono che De Magistris potrebbe avere ragione e trovano i riscontri alle sue denunce e vogliono cacciare pure i magistrati di Salerno.
Adesso vedremo se cacceranno i tre giudici del Riesame che hanno appena confermato l’ordinanza, ma naturalmente per cacciarli bisognerebbe prima parlarne di questa ordinanza.
E di questa ordinanza nessuno ne ha parlato, perché altrimenti immediatamente il CSM dovrebbe rispondere del perché stia accettando di esaminare la possibilità di mandar via dei magistrati a Salerno per via di un provvedimento che l’unica sede legittima per valutarlo, il Riesame, ha confermato in toto stabilendo che è fondato e impeccabile.
Abbiamo aspettato sabato, sui giornali. Abbiamo aspettato domenica. Abbiamo aspettato lunedì, ma non è uscita da nessuna parte questa notizia.
Adesso la sapete anche voi.
Passate parola.”

14 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti, POLITICA NAZIONALE | , , , , , , | Lascia un commento

COMUNICATO STAMPA DEL 10/01/2009

COMUNICATO STAMPA
ITALIA DEI VALORI 10/01/2009

Idv vota contro la distruzione della Riviera del Brenta

Ancora una volta dalla stampa arriva la notizia che la Giunta comunale Dolese dà il via libera ad una serie di opere pubbliche che devasteranno il territorio della Riviera del Brenta.
Ancora una volta questa giunta, ora non più in grado di rappresentare il paese, non ascolta i Suoi elettori; ancora una volta gli elettori del centro sinistra non si riconoscono nei propri amministratori, un gruppo di governo, sempre il medesimo negli ultimi anni, che decide di non cambiare rotta, che si disinteressa della vivibilità del proprio paese e che pensa solamente a garantirsi un futuro politico ormai prossimo al capolinea.

Ancora una volta è compito dell’ ITALIA DEI VALORI far sentire la voce della sinistra, evidenziandone le contraddizioni e opponendosi con forza ai progetti speculativi che pregiudicano la qualità della vita della cittadinanza.
L’ ITALIA DEI VALORI è assolutamente contraria alle “grandi opere di distruzione del paese” promosse dalle grandi società e dai comitati d’ affari insediatisi nei comuni della Riviera del Brenta che, con il sostanziale avvallo delle varie amministrazioni, intendono depredare il territorio.
Riteniamo assurdo che l’ Amministrazione Comunale non si assuma la responsabilità nei confronti dei cittadini fornendo con trasparenza i progetti che vorrebbe attuare, ponendo in essere comportamenti non tipicamente di sinistra e scontrandosi con gli stessi ideali del partito che rappresentano, disattendendo così la tutela del territorio e delle categorie disagiate.

Se Veneto City, l’ Elettrodotto, la Camionabile e la Romea Commerciale rappresentano la tutela del territorio, il centro sinistra della Riviera del Brenta e la popolazione ivi residente, certamente non potranno dirsi alleati con questi amministratori.
Questa non è l’eredità territoriale che vogliamo lasciare ai nostri figli e ai giovani che vivono nel territorio.
L’ ITALIA DEI VALORI pertanto chiede formalmente all’ amministrazione Comunale Dolese un netto cambio di rotta, togliendo dal PRG queste opere: gli interventi decisi sono un errore tanto sul piano amministrativo quanto su quello politico.
In definitiva CHIEDE, che il Comune di Dolo faccia una volta per tutte, definitivamente e prima di ogni intervento sul territorio, chiarezza sull’annosa questione di Veneto City, chiamata Porta Ovest, indicando chiaramente che cos’è, che costi sociali comporta, quale sarà l’impatto sul territorio e a chi gioverà tale opera.
Mettiamo altresì a conoscenza di questa Amministrazione Comunale che l’ ITALIA DEI VALORI unitamente a molte altre forze di centro sinistra, ai Movimenti di cittadini per il territorio e a tutti coloro che hanno a cuore il luogo in cui vivono e vivranno i loro figli, sta preparando una PETIZIONE FORMALE perché il territorio venga tutelato e col territorio i suoi cittadini e i suoi commercianti che da questi “Ecomostri” verrebbero certamente cancellati.

L’ ITALIA DEI VALORI crede nelle aziende artigiane, nelle piccole realtà commerciali che hanno sostenuto con le unghie e i denti il paese e, non nelle grandi cordate che sfruttano il territorio devastandolo, che esaurito il loro interesse chiuderanno i battenti e traslocheranno in un altro territorio da sfruttare, con la complicità degli stessi amministratori lasciandoci null’ altro che tre milioni di metri cubi di cemento abbandonato.

IDV Riviera del Brenta
Alberto Monetti

10 gennaio 2009 Posted by | Alberto Monetti, DOLO, STRA, VIGONOVO | , , , | Lascia un commento

LA LENTE DEL MONDO GUARDA L’ ITALIA E IL SUO PREMIER (BELLA FIGURA!!!)

QUELLO CHE I MEDIA ITALIANI ASSERVITI NON DICONO

Riporto un articolo del prestigioso quotidiano inglese “The Guardian”, dove il giornalista definisce Silvio Berlusconi inadatto alla presidenza del prossimo G8.
http://www.guardian.co.uk/business/2008/dec/23/sil- vio-berlusconi-g8-david-beckham

“Gordon Brown ha salvato il mondo, Angela Merkel ha salvato il suo budget federale, Jose Manuel Barroso ha salvato la sua carica per un secondo mandato – e Nicolas Sarkozy ha salvato l’Europa. Adesso, mentre un anno orribile sta giungendo al termine fra ancora più terribili previsioni per l’Unione Europea, si fa avanti Silvio Berlusconi.
Ha salvato David Beckham dall’oscurità di Los Angeles aiutandolo ad ottenere un prestito di 10 settimane alla sua squadra di calcio, l’AC Milan – garantendogli accordi con sponsor molto lucrativi e apparizioni su diversi canali televisivi gestiti dal suo impero Mediaset.

Avendo compiuto la missione, e’ ora deciso a tutti i costi a salvare l’Italia e, come Gordon, il pianeta.

Il primo gennaio, il giorno in cui Sarko non sarà più ufficialmente il presidente europeo, l’italiano presidente del consiglio (in italiano nel testo, N.d.T.) assumerà il controllo come presidente del G8 e, con illusioni di grandezza da togliere il respiro, è già impegnato a organizzare un vertice fra Barack Obama e il russo Dmitri Medvedev.
Entro marzo, quando l’economia europea sarà probabilmente un disastro, Berlusconi prevede un vertice dei G14 – un’idea originariamente di Sarko per coinvolgere le economie emergenti – sulla “dimensione umana” della crisi finanziaria.
Presumibilmente questo è linguaggio diplomatico che significa crescente debito personale, povertà, disoccupazione, disperazione e tutti e tutto ciò che di solito si associa alla tetraggine invernale di quella che è, potenzialmente, la recessione peggiore dalla seconda guerra mondiale. Specialmente nel suo paese, che è in recessione da due quadrimestri, che affronta un esorbitante aumento della disoccupazione, che vede il produttore di auto Fiat cercare un partner che lo rilevi per uscire dal suo tormento e, che senza l’euro e la Banca Centrale Europea che lui tanto disprezza, sarebbe in bancarotta.
Berlusconi, che ha un capitale personale di circa dieci miliardi di dollari, e che è un architetto di riforme giudiziarie in serie per permettersi l’immunità dalla giustizia, è il leader politico che ha chiamato Obama “abbronzato” e che ha paragonato un deputato tedesco a una guardia di un lager nazista (Kapo).
Il suo contributo al programma europeo di ripresa – un pacchetto-stimolo del valore di 200 miliardi di euro che equivale all’1,5% del prodotto interno lordo – sembra consistere in tagli alle tasse dei suoi sostenitori politici nelle piccole imprese e in sanzioni ridotte per evasori fiscali – equivalenti all’1% del prodotto interno lordo, secondo i politici italiani di opposizione. Il pacchetto è cosi’ irrisorio che la maggior parte degli analisti crede che possa perfino essere una riduzione delle spese.
Adesso il settantaduenne playboy del mondo occidentale vuole diventare il presidente italiano, succedendo all’ex-comunista e leader sindacalista Giorgio Napolitano, un uomo di grande integrità, dopo il 2013. Presumibilmente per la vita, alla Mugabee, e, per perpetua immunita’ contro le azioni giudiziarie, alla Chirac.
Questa è, in tutta serieta’, la persona che, per la rotazione, sarà presidente del G8 l’anno prossimo, quando è possibile che ci sarà un bagno di sangue economico in tutto il mondo.
E’ ora di finirla con questo stupido processo e, come previsto per l’Unione Europea sotto il Trattato di Lisbona ora in stallo, di scegliere un presidente di genuina statura e capacità di visione per dirigere questo organismo per il lungo periodo. E specialmente dato che siamo tutti d’accordo che, come il Consiglio di Sicurezza Europeo e l’IMF/Banca Mondiale, dovrebbe essere permanentemente riformato per includere la Cina, l’India e le restanti economie emergenti.
E’ già abbastanza grave che l’eurotossico Vaclav Klaus, il presidente ceco, diventi capo nominale dell’Unione Europea il primo gennaio (Ok, il suo primo ministro presiederà’ gli incontri). Questa rubrica preferirebbe vedere Sarko realizzare le sue ambizioni di diventare presidente a lungo termine dell’eurogruppo e leader de facto dopo il suo successo iperattivo nel dirigere l’Unione Europea per gli ultimi sei mesi.
Forse potrebbe farsi carico anche del G8/G14 per il resto della sua permanenza in carica all’Eliseo – certo di essere prolungato dopo il 2012 per ulteriori cinque anni secondo il modello corrente. O datela a Tony Blair. A chiunque tranne che all’inadatto Berlusconi, il presidente indiscusso di Tangentopoli 2 (in italiano nel testo, N.d.T.), o città della corruzione, quello che il suo paese nativo e’ nuovamente diventato.”

+ relativo commento scritto sotto da un tipo sul sito del the Guardian:

aquinus
25 Dec 08, 6:29pm

Now the 72-year-old playboy …
Well… it is a long story indeed, 72 years of secret massonic lodges , of a mafia hitman as a stablekeeper in his villa, hauled by him as a hero ( for keeping his mouth shut in prison ), 72 years of bribery, money laundering, senators exchanged with the help of actresses in need of a bigger role, one even becomes a cabinet minister, Mara Carfagna ( the alleged leaked tapes with the oral attributes are still somewhere..), condemned as false witness..and more, more.

choose a president or chairman of genuine stature
It is a bit too late now Mr. Gow, or is it the case that when recession spreads we cant let the little balilla ( young fascist of the old days ) play with the small mediterranean peninsula as his personal toy?

Everyone in the establishments KNOWS who is the man and not from yesterday.
Hes the direct extension of the atlantic pact that in a way or the other reinstated at the end of the war the friends of AL CAPONE in Sicily, with the blessing of the american lodge ( Max Corvo, Frank Gigliotti 1947 and 1960 ), and all in the name of the COMMUNIST THREAT ?
Now that the magistrates and the uncomfortable people are not exploding or being shot anymore, now that the mafia is NOT in need anymore of killing to obtain the stability and the business control thanks to a TAILORED LAW, now what?
It took him so long to apply the orders from above…

The SON of the COLD WARs fixation is not as the CIA wanted?
The fruit of the dark side of Capitalism, the political power bought with business, …and its true, the gang that he brings with him in the EU parliament, are of the same sort, more dumber though.

Its a bit late to complain now, when even some italian comedian went to the EU to ask NOT TO FUND ITALY ANYMORE, in order to stop fuelling this stream of money that goes straight to the local mafias.
After the EU stopped funding Bulgaria because of the amount of corruption in the institutions, the connected crime, etc..( but not Italy )

Maybe its time to get rid of the this puppet, hey!
Can you hear me?
in the high ranks, Im talking to you..??
Who created this monster has to stop him!!!!!

3 gennaio 2009 Posted by | 1, Alberto Monetti, POLITICA NAZIONALE | , , | Lascia un commento